La stiratura del tessuto dai residui di cera è la fase certamente più noiosa dell’intero processo di pittura: più strati si sono formati e più tempo ci vuole per toglierli da tessuto, che alla fine del processo deve rimanere libero da tracce di cera. Per sapere quando il tessuto non presenta più residui basta toccarlo: se rimane rigido e leggermente appiccicoso dovete insistere ancora un po’, magari fermandovi con il ferro da stiro sopra le parti che vi sembrano più rigide.
Tuttavia, mentre si stira, si vede la propria idea tornare alla vita ed emergere da tutti quegli stati che hanno reso i colori e le figure irriconoscibili. In teoria, un pittore esperto dovrebbe ben sapere cosa si cela sotto la cera, ma non è sempre così: il colore poi, penetra nelle screpolature in maniera casuale, certo controllabile e prevedibile, ma mai troppo precisa. Ogni volta, insomma, si cela qualche sorpresa, e qualche venatura può persino divenire una figura non prevista.
Il ferro da stiro diventa allora il nostro fulcro, diventa l’oggetto che libera il tessuto dal peso e lo riporta alla sua leggerezza e brillantezza; si libera dal suo essere un semplice elettrodomestico e torna alla sua origine, al suo essere innanzitutto “ferro”, elemento chimico re dei processi di fusione ma anche attrezzo indispensabile del mestiere: sono gli unici momenti in cui mi dimentico che odio stirare.
