Il Museo della Tappezzeria raccoglie numerosi esemplari di tessuti in seta di tutte le epoche: in realtà non si tratta proprio di pittura (anche se ci sono alcuni batik contemporanei di notevole bellezza), ma ci addentra nel mondo della tessitura, dei broccati e delle più svariate tecniche di decorazione a mano e a telaio.
I tessuti sono molto pregiati, sia per la vetustà (ci sono dei reperti del periodo copto) che per la fattura (lavorazioni molto pregiate, arazzi e vesti ecclesiastiche): c’è molto da imparare anche sui motivi decorativi delle varie epoche. E poi ci sono alcuni esemplari di telai d’epoca, architetture altissime e misteriose di fili che si mescolano secondo precisi disegni.
Una visita vale la pena anche per la villa settecentesca che ospita il museo, luogo storico della città, ricca di fregi e decorazioni che delle volte fanno addirittura perdere di vista i tessuti nelle teche.
Per un approccio più tecnico c’è invece il Museo del Patrimonio Industriale, in cui sono esposti macchine, motori, modelli e congegni scientifici.
Alla seta è dedicato un piano del Museo, che ricostruisce la storia della tessitura a Bologna (nel Medioevo una della città più importanti per la lavorazione della seta), e spiega in maniera esauriente quali fossero gli attrezzi per lavorare e tessere il filo.
I macchinari, in modellini e ricostruiti a grandezza reale, sono molto suggestivi, così come lo è la ricostruzione del sistema dei canali della città che portavano acqua alle case-laboratorio. Il dato stupefacente è che già all’epoca erano stati elaborati complessi sistemi meccanici per la sdipanatura del filo: torri alte fino a 4 metri fatte di listelli di legno, che giravano su se stesse come mulini, attorno alle quali si legavano i fili di seta con ganci e contropesi delicatissimi. Assolutamente da vedere.
