Il craquelè è un termine che si usa per tante altre tecniche pittoriche, e che consiste, appunto, nel creare crepe nel supporto o nel colore. Per il batik consiste nello stropicciare il tessuto incerato: la crepa assorbirà lo strato di colore successivo. Il craquelè ha funzione puramente decorativa o anche figurativa, se il colore riesce a penetrare in modo da dare il senso di sfumatura o di venatura.
Non è sempre facile “comandare” il craquelè: la cera fa le crepe in maniera irregolare, che vanno guidate (sempre e comunque solo parzialmente) stropicciando il tessuto in un senso o nell’altro, oppure anche appallottolandolo lentamente. In quest’ultimo caso le crepe saranno più numerose e assumeranno numerose direzioni.
Se la cera non è penetrata bene nel tessuto, al momento dello stropicciamento tenderà a saltare via in scaglie più o meno grosse: fate attenzione, perchè dove la cera salta via rimane spazio per il colore dello strato successivo. Quindi, se il motivo che volete ottenere è casuale, avrete una macchia di colore più consistente: ma se voleste ottenere solo una venatura sottile, dovrete ripassare il punto di nuovo con la cera.
Come dicevamo, la cera può non penetrare bene perchè non abbastanza calda: ma può accadere che non penetri a fondo se il tessuto è troppo grosso, come nel caso dei batik su cotone. In questo caso, la cera può comunque rimanere aderente dopo la stropicciatura, ma tende comunque a sollevarsi e a fare penetrare il colore da sotto: il batik così ottenuto sarà dunque più sfumato e con poche venature. Se volete ottenere venature più decise, dovete passare con la cera anche l’altro lato del tessuto (il rovescio, per intenderci).
